Minamoto no Yoshitsune: come battere il boss finale di Onimusha Way of the Sword

Minamoto no Yoshitsune: come battere il boss finale di Onimusha Way of the Sword

Minamoto no Yoshitsune è il boss finale di Onimusha: Way of the Sworde rappresenta anche il diciottesimo incontro registrato nella modalità Rivincita contro i Boss. È uno scontro sensibilmente più lungo rispetto alla maggior parte degli avversari precedenti, articolato intre fasi completeche obbligano a utilizzare praticamente tutto ciò che il sistema di combattimento ha insegnato fino a quel momento: deviazioni, parate, Issen, gestione delle anime, Oni Power e soprattutto Oni Awakening.

Imparare davvero il combattimento è importante anche dopo i titoli di coda, perché Yoshitsune deve essere sconfitto nuovamente nella Rivincita per completare il percorso del trofeoMasochista; a difficoltà Massacro, inoltre, errori che nella prima partita possono essere assorbiti diventano spesso sufficienti per perdere gran parte della Salute. La terza fase aggiunge infine una regola fondamentale che il gioco può rendere poco intuitiva al primo tentativo: gli attacchi normali smettono completamente di danneggiare il boss e bisogna costruire l’intera offensiva attorno alla trasformazione Oni.

Attenzione agli spoiler:la guida descrive integralmente il combattimento finale e le sue tre fasi.

Come prepararsi allo scontro con Yoshitsune

Durante la campagna conviene entrare nello scontro con una configurazione orientata soprattutto aOni Awakening, Oni Power e affidabilità difensiva, perché il boss premia molto più la gestione delle risorse rispetto al semplice aumento del danno dei colpi normali. A Massacro diventano particolarmente utili gli effetti che accelerano il riempimento delle due barre Oni e quelli che migliorano la potenza dell’attacco standard, mentre nella storia è consigliabile arrivare con il maggior numero possibile di cure e consumabili ancora disponibili.

Il principio più importante ènon consumare tutto durante la prima fase. Yoshitsune diventa progressivamente più pericoloso e la terza parte del combattimento dipende direttamente dalla capacità di produrre anime e trasformazioni; utilizzare troppo presto cure, potenziamenti difensivi o oggetti che accelerano l’Awakening lascia poche risorse proprio nella parte in cui possono decidere il tentativo.

La situazione cambia nellaRivincita contro i Boss, dove la ruota degli oggetti non può essere utilizzata: in quel caso non esiste una scorta di consumabili capace di compensare gli errori e diventa molto più importante arrivare a Massacro con deviazioni, parate e Issen già assimilati. È anche il motivo per cui Yoshitsune rappresenta uno degli incontri che conviene imparare realmente durante la seconda run invece di superare affidandosi soltanto alle cure.

Prima fase: osservare la katana e non farsi rubare le anime

La prima fase è quella più vicina a un normale duello. Yoshitsune utilizza soprattuttosequenze di katana facilmente leggibili, alternate ad attacchi più particolari che servono a rompere il ritmo; proprio perché il moveset sembra inizialmente gestibile, la tentazione è quella di aumentare troppo la pressione e finire dentro una delle sue risposte più punitive.

Uno degli attacchi più favorevoli da sfruttare è ilcalcio eseguito dopo un salto: può essere parato o deviato con relativa sicurezza, ma una schivata perfetta o un Issen ben temporizzato fanno cadere Yoshitsune a terra e aprono una finestra nella quale è possibile infliggere diversi colpi senza esporsi immediatamente a un contrattacco. È una delle occasioni migliori per produrre danno nella prima parte dello scontro e vale la pena impararne il timing già nella storia.

Maggiore attenzione richiedono invece letre ampie sciabolate illuminate di bianco. Quando Yoshitsune è già vicino, tentare di allontanarsi all’ultimo momento può essere più rischioso che rimanere sul posto e deviare l’intera sequenza; se c’è già abbastanza distanza, invece, è possibile uscire dalla traiettoria senza trasformare ogni colpo in un test di precisione.

L’attacco più importante da riconoscere è però lapresa con la mano. Yoshitsune la prepara con un leggero ritardo e, se riesce ad afferrare Musashi, sottrae una quantità significativa di anime e può entrare anticipatamente in uno stato potenziato, con la katana avvolta dalla Malizia. La presa va quindi evitata anche rinunciando a una finestra offensiva: schivarla è generalmente preferibile rispetto a rischiare di perdere proprio le risorse necessarie per le fasi successive.

C’è infine un segnale che va memorizzato per tutto il combattimento: quando Yoshitsunetocca la spalla con la katana, sta preparando un affondo estremamente rapido. Il gesto dura pochissimo, ma è abbastanza riconoscibile da diventare il vero riferimento per la parata; reagire soltanto quando il boss parte in avanti rende invece l’attacco molto più difficile da leggere.

Seconda fase: armatura, frecce e molta più mobilità

L’inizio della seconda fase è già un avvertimento: Yoshitsune compare in aria esi schianta violentemente sul terreno, provocando subito dopo anche la rottura dell’area sotto Musashi. Appena viene restituito il controllo conviene quindi allontanarsi rapidamente, evitando sia l’impatto iniziale sia il pericolo che si sviluppa immediatamente dopo.

Da questo momento il boss ècompletamente corazzatoe i normali attacchi non consumano efficacemente la sua barra della resistenza. È tecnicamente possibile rompere parti dell’armatura utilizzando l’apposita azione, ma inseguire Yoshitsune cercando continuamente di farlo diventa controproducente, soprattutto a Massacro: la sua mobilità aumenta sensibilmente e una strategia costruita su deviazioni, parate e punizioni brevi risulta molto più consistente.

Il repertorio comprende ora ancheattacchi aerei con l’arco, comprese raffiche provenienti da angolazioni differenti; le frecce possono essere deviate, quindi non è necessario trasformare ogni sequenza in una corsa attraverso l’arena. Più pericolosa è la combinazione di tre attacchi bianchi eseguiti rapidamente uno dopo l’altro: a difficoltà Massacro, sbagliare il primo timing può compromettere l’intera sequenza e provocare danni enormi.

Anche la presa ritorna con una variante più insidiosa. Da vicino il funzionamento rimane simile a quello della prima fase, mentre a distanza Yoshitsune puòteletrasportarsi direttamente verso Musashi prima di afferrare, accorciando quasi completamente il tempo disponibile per leggere il movimento. Per questo conviene evitare di considerare la lunga distanza come una zona automaticamente sicura.

Quando la barra della resistenza viene finalmente svuotata, la scelta migliore in vista della fase conclusiva consiste generalmente nel privilegiarele anime viola, perché permettono di alimentare Oni Power e soprattutto Oni Awakening. Produrre qualche punto di danno immediato attraverso le anime rosse è allettante, ma entrare nella terza fase con le barre Oni quasi vuote rende il combattimento molto più lungo e difficile.

L’attacco “Shatter” e le aperture da sfruttare

Durante la seconda fase Yoshitsune può pronunciare“Shatter”prima di spezzare lo spazio davanti a sé o provocare una frattura nel terreno. Il segnale vocale offre il tempo necessario per prepararsi: un passo laterale o una schivata perfetta eseguita poco prima dell’esplosione permettono di evitare il danno e, soprattutto, mantengono Musashi abbastanza vicino da riprendere immediatamente la pressione.

È proprio questo il tipo di occasione da cercare a Massacro. Attaccare senza aspettare un recupero chiaro espone a sequenze capaci di eliminare Musashi in pochi colpi; sfruttare invece la fine degli attacchi più lunghi permette di consumare progressivamente la resistenza senza trasformare lo scontro in una gara di danno.

Lo stesso principio vale per gli Issen. Yoshitsune può essere contrastato con questa tecnica in moltissime situazioni, manon serve tentare un Issen su ogni singolo colpo: nella seconda fase le deviazioni sono spesso più sicure e consentono comunque di costruire le risorse necessarie. Gli Issen diventano decisamente più importanti nella fase finale, quando la trasformazione Oni amplia la finestra e il loro rendimento cresce.

Terza fase: perché Yoshitsune non subisce più danni

Il momento che può generare più confusione arriva all’inizio della terza fase:Yoshitsune diventa immune a qualsiasi normale attacco. Se la barra della Salute non si muove non si tratta di un bug, di un’armatura da rompere o di una tecnica nascosta da utilizzare; l’unico modo per danneggiarlo è entrare nello statoOni Awakening.

Da questo momento il combattimento cambia quindi obiettivo. Quando la trasformazione non è disponibile, lo scopo non è togliere Salute al boss maprodurre e assorbire anime, mantenendosi abbastanza sicuri da riempire nuovamente la barra. Esistono due strade principali: concatenare Issen per ottenere rapidamente anime blu e viola oppure affidarsi maggiormente alle parate, riempire il Blazing Gauge e sfruttare il Blazing State per estrarre le anime blu necessarie all’Oni Power; usando successivamente l’Oni Power è possibile ottenere anche le anime viola che alimentano l’Awakening.

Continuare a colpire Yoshitsune normalmente mentre la barra Oni è vuota significa soltanto creare nuove opportunità per essere puniti. La terza fase va quindi letta come un ciclo preciso:difendersi e produrre anime, trasformarsi, infliggere il maggior danno possibile, tornare a costruire la trasformazione.

Come usare correttamente Oni Awakening

Quando la barra è piena, Oni Awakening viene attivato conL3 + R3e Yoshitsune torna finalmente vulnerabile. L’errore più comune consiste nell’utilizzare immediatamente il potente attacco finale con R1: è molto più redditizio sfruttare prima la durata della trasformazione, perché durante Oni Awakening gliIssen diventano sensibilmente più semplici da eseguiree permettono di infliggere una quantità elevata di danni mantenendo allo stesso tempo il controllo dello scontro.

La sequenza ideale consiste quindi nel trasformarsi, cercare il maggior numero possibile di Issen e utilizzareR1 soltanto quando la barra dell’Awakening è quasi esaurita. Il finisher produce molti più colpi rispetto a un normale attacco e permette di convertire gli ultimi istanti della trasformazione in una grande finestra offensiva, evitando di sprecare secondi preziosi premendolo appena entrati nello stato Oni.

A Massacro questa gestione delle risorse è più importante del danno teorico della build: una trasformazione utilizzata male può costringere a trascorrere molto tempo nuovamente in difesa, mentre un buon ciclo di Issen e finisher riduce sensibilmente il numero di Awakening necessari per terminare il combattimento.

Cosa fare quando Yoshitsune assorbe tutte le anime

Nella terza fase compare anche una delle meccaniche più pericolose dell’intero scontro. Yoshitsune puòattirare Musashi verso di sé mentre assorbe tutte le anime presenti nell’arena; quando inizia questa sequenza bisogna fare esattamente la stessa cosa, assorbendo il maggior numero possibile di anime prima che il boss riesca a prenderle.

La ragione è doppia: da una parte si recuperano rapidamente Oni Power e Oni Awakening, dall’altra si impedisce a Yoshitsune di monopolizzare le risorse necessarie per la trasformazione. Subito dopo l’assorbimento, però, arrivaun enorme fendente che attraversa l’arenae che a Massacro può praticamente chiudere il tentativo se viene subito in pieno.

Non bisogna quindi restare concentrati sull’assorbimento fino all’ultimo istante. Appena la raccolta termina, la priorità torna alla difesa: il colpo può essere evitato o contrastato con un Issen, ma il margine d’errore è minimo.

Come battere Yoshitsune a Massacro nella Rivincita contro i Boss

Nella Rivincita la difficoltà maggiore non deriva soltanto dal danno aumentato:non è possibile utilizzare gli oggetti della ruota, quindi tutta la gestione dello scontro deve essere sostenibile attraverso le meccaniche di combattimento. Una configurazione che accelera Oni Power e Awakening diventa per questo particolarmente efficace, perché riduce il tempo trascorso nella terza fase senza la possibilità di danneggiare il boss.

La strategia più affidabile consiste nel trattare le prime due fasi come una preparazione alla terza: evitare rischi inutili, privilegiare le anime viola quando la resistenza viene svuotata e non trasformarsi soltanto perché la barra è disponibile se Yoshitsune è vicino al cambio di fase. Entrare nell’ultima parte con risorse già accumulate può eliminare uno dei cicli più pericolosi dell’intero incontro.

Chi punta al trofeoMasochistanon deve inoltre completare Yoshitsune separatamente a tutte e tre le difficoltà: vincendo direttamente a Massacro vengono registrati anche i livelli inferiori. Vale quindi la pena investire tempo nell’apprendere una strategia stabile invece di accumulare vittorie più semplici che dovranno comunque essere ripetute.

Minamoto no Yoshitsune è il boss nel quale Onimusha: Way of the Sword concentra quasi tutte le proprie meccaniche avanzate:la vittoria non dipende dal riuscire a colpirlo più spesso, ma dal riconoscere quando difendersi, quali anime conservare e quando trasformare ogni apertura in Oni Awakening. Una volta assimilato questo ciclo, anche la versione a Massacro diventa molto più leggibile, pur rimanendo l’incontro più impegnativo dell’intera Rivincita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati*